Lo splendore del Re ha vinto le tenebre

Abbiamo condiviso fatiche e dolori in questa Quaresima, siamo entrati con forza nel nostro profondo, abbiamo scoperto le tenebre del nostro cuore e così abbiamo imparato che non l’altro non è da giudicare, ma da prendere per mano per camminare insieme nell’amore di Cristo, nella sua misericordia. Abbiamo scoperto che anche con i nostri peggiori comportamenti, se ci pentiamo e accettiamo la nostra debolezza, giunge meravigliosa e viva la misericordia del Signore. Abbiamo contemplato Gesù che, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, spogliandosi quindi della sua divinità, e passato dolorosamente attraverso la Passione e la morte rivestito di tutta la nostra umanità. Infine, abbiamo condiviso quel dolore così umano della Madre che ha sentito le sue viscere straziate, proprio come qualsiasi madre per un figlio, dolore atroce sostenuto però dal quel lumino che è il dono della fede, speranza che non si spegne in chi si è aperto all’esperienza dell’amore travolgente di Dio. E cosi siamo giunti alla veglia del giorno della luce, della vita eterno e della promessa di salvezza, portata a compimento da Colui che ci ha creati per amore, che ci è inesorabilmente fedele e per sempre, non solo sarà con noi, ma ci amerà!
Prepariamoci dunque a questa veglia come don Antonello ci consiglia.
Buona Santa Pasqua a tutti!

Discernere

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“Si fece buio su tutta la terra”. Il buio che oggi, Sabato Santo in ogni angolo di mondo, avvolge la vita di tutti. Colpiscono alcuni titoli di questi giorni: “massacro di cristiani nell’indifferenza dell’Occidente”. Già, l’indifferenza, che è la traduzione di “buio” nel linguaggio contemporaneo. L’indifferenza al martirio non è altro che il sentimento più comune di questa generazione sperduta come un gregge senza pastore.

Al netto de “La Croce” e altri organi di informazione di area cattolica, non è stato accolto nell’indifferenza generale il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili? Stessa sorte non è capitata all’approvazione al Senato della legge sul divorzio breve? E l’introduzione della pillola abortiva dei cinque giorni dopo non è scivolata nell’indifferenza? Indifferenza che inghiotte l’estendersi di quella che San Giovanni Paolo II chiamava “cultura della morte”, concetto che Papa Francesco ha specificato indicando quella contemporanea come una società fondata sulla “cultura dello scarto”.

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