Questa è la volontà di Dio – Breve catechesi di don Pierino Galeone

Volontà di Dio

L’incontro di per se è andare l’uno verso l’altro. Suppone scontato un movimento non solo fisico, ma anche spirituale verso l’altro. Per movimento spirituale si intende un moto della volontà che è spinta a cercare e a trovare il prossimo. Ma quale è lo stimolo giusto e quale è il contenuto buono della volontà? Lo stimolo ad incontrare qualcuno deve essere o l’amore fraterno o il bisogno di essere confortato per essere più disponibile all’amore a Dio e al prossimo. Ogni altro stimolo è bene che non ci sia, potrebbe essere pericoloso o per lo meno inutile a quelli che si incontrano. Un incontro per amore a Dio si ha quando è voluto dall’ubbidienza al Vangelo, alla Chiesa, al dovere del proprio stato. Niente confusione, lassismo o insidiosa elasticità. Il contenuto della volontà nell’incontro deve essere solo la carità fatta servizio. Dio è carità. Servire la carità è comunicare Dio al prossimo. Ma non si dà ciò che non si ha. Bisogna incontrarsi prima con Dio con la preghiera e la penitenza perché Dio sia con te, si faccia carità e arricchisca l’incontro. Ogni incontro deve contenere Dio, deve comunicare l’Amore in qualsiasi modo: come verità, come bene, come sollievo alla sofferenza. Presentarsi all’incontro senza i veri contenuti vuol dire presentarsi al prossimo senza Dio, col pericolo di svuotare l’incontro del soprannaturale e lasciarlo cadere nell’umano. Di qui parole inutili, sorrisi maligni, pensieri e gesti senza Dio sgorgano da un cuore sprovveduto e facilmente vulnerabile dall’altrui fascino. Bisogna essere sempre con Dio, perché quando inaspettatamente incontri qualcuno, possa subito prendere dalle tue riserve vecchie e nuove ciò che è necessario ad ogni occasione e a ciascuno dei tuoi familiari o conoscenti che il Signore ti manda per la via. In questo modo metterai in fuga qualsiasi tentativo di satana di fare dell’incontro uno scontro oppure il luogo della critica e della gelosia. Da parte tua non cercare se non vive conformemente al volere del Signore, diversamente potresti trovarti con le mani nel sacco cioè imbatterti con chi non il bene di un conforto, di un chiarimento, di un sostegno ma il tuo Io cercava. Ricorda che Dio ti lascia incontrare solo quelli per i quali ti ha dato il dono della carità. Sii prudente! Incontrati prima con Dio per trovare solo chi Egli vuole. Cerca di incontrare il prossimo soltanto se sei sicuro di essere umile e desideroso di fare del bene. Le opere infatti, sono la moltiplicazione della vita in miniatura. La vita è la sorgente, le opere sono le acque. La vita è l’insieme delle opere come l’insieme delle acque sono la sorgente. Le opere sono gli strumenti di costruzione di ogni persona: tanto sei quanto operi. La carità è la vita di Dio, le opere di carità sono le opere di Dio che costruiscono e formano i figli di Dio. Il grado di figliolanza divina si deduce dalle opere di carità: quanto più hai operato bene, tanto più hai amato, cioè tanto più Dio è in te. Se non è Dio a edificare la tua personalità, fatichi invano. E’ meraviglioso! Ognuno di noi è costruttore della propria personalità, non l’io ma Dio è l’agente principale. Egli per agire in noi deve anzitutto entrare e starvi stabilmente e, quindi, deve poter lavorare tranquillamente. Far la volontà di Dio ed essere docili a Lui sono l’unico modo della nostra collaborazione con Dio, perché diventiamo come Egli ci vuole. L’incontro con gli altri è una delle opere buone che dobbiamo fare ogni giorno. Questa è la volontà di Dio. Facendo la volontà di Dio, il nostro Io sarà in Dio, ed essendo docili, daremo a Dio ampia facoltà di modellarci secondo il Suo disegno tracciato e voluto per ciascuno di noi prima della fondazione del mondo. Le opere buone sono attuazione della volontà di Dio mediante la volontà dell’uomo. Poiché nella volontà ha sede l’amore, le opere buone sono il punto d’incontro dell’amore di Dio e del nostro amore umano. E’ giusto che il fine primario delle opere buone sia Dio, Egli è l’alfa e l’omega, cioè il principio e il fine dell’amore. Ma Dio ne ha dirottato l’itinerario dicendo: amatemi attraverso l’amore al prossimo. Il Padre si compiace di più quando i figli si amano tra di loro, come veri fratelli. Gesù, però, ha messo a fuoco, ha localizzato ancora meglio il punto d’incontro: il prossimo che chiama fratello. Il triangolo dell’Amore è trinitario: Dio, tu e il prossimo, cioè i fratelli. Simultaneamente, costruendo in Dio la propria personalità, investendo di carità il prossimo, noi edifichiamo la famiglia di Dio, divenendo veri costruttori del Regno di Dio, la Chiesa. Le opere buone del cristiano, dunque, mentre testimoniano la carità di Cristo-Dio, edificano la personalità di chi le compie ed abbracciano il prossimo che sono l’oggetto della carità. Questa, come fuoco divoratore, è capace di abbattere ogni frontiera, ha il potere di arrivare anche al fratello più lontano, il nemico. L’amore senza dono non è vero. Chi dona di più, ama di più. “Nessuno dona di più di chi dà la vita per i suoi fratelli”. “Chi perde la vita in Dio, cioè nell’amore, la ritroverà; chi, invece, conserva la propria vita fuori dell’amore, la perderà”. Fuori di Dio tutto è perduto. Le opere buone sono sintesi di morte e di vita, sono il servizio più completo al Mistero della Redenzione. Ogni opera buona è morte nella sofferenza e vita nell’amore. E’ necessario morire ogni giorno a se stessi, “cotidie morior”, per rendere più libera e disponibile la propria vita in Cristo per l’amore al prossimo. Se il chicco di grano non muore, non porta frutto. Si muore da solo, per risorgere in compagnia: il criterio del chicco di grano è lo stesso di quello di Cristo e del cristiano. La morte diventa serva della vita, la sofferenza è certezza di resurrezione. Le opere buone sono la migliore testimonianza di Dio e il segno distintivo del vero figlio di Dio, il sacramento che edifica la Chiesa e il più efficace strumento di conversione del prossimo, l’incremento più valido di santità e l’unica fonte della gloria eterna. Don Pierino

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