La fragilità è il rifiuto della Parola di Dio – di Don Pierino Galeone

Il tema di questa catechesi: la fragilità, il proposito, le opere buone.

Tora

La fragilità è il rifiuto della Parola di Dio; la fragilità grave ammazza il Figlio del Padrone delle vigna (cfr. Vangelo) perché provoca la sua morte. Ogni peccato mortale non è perdonabile se non attraverso la morte di Gesù. Quindi il peccato mortale è la morte della Parola di Dio; e quindi la fragilità comporta il rifiuto dei suggerimenti, degli ammonimenti e delle correzioni. Cos’è il proposito? E’ la buona volontà a fare il bene, la volontà a fare di nuovo il bene, o lasciando il male per fare il bene, o passando dal bene al meglio, o dal meglio all’ottimo. Chi non riesce più a fare o a mantenere il proposito, è segno che si è confuso nella fragilità, col rischio di modificare la propria mente e la propria volontà: “Per me questo non è peccato, è avvenuto senza accorgermene, è avvenuto in modo involontario”. Quando il proposito diventa difficile, addirittura non si è più capaci di osservarlo – poiché il proposito è l’espressione dell’amore, perché il proposito è voler bene, amare vuol dire voler fare il bene. Se tu non riesci a fare il proposito a voler di nuovo il bene, è segno che in te s’è indebolita molto la capacità di amare, l’amore infatti è la tua immagine e somiglianza con Dio, la tua identità. Quante volte proponi al mattino, e non riesci neppure a mantenere il proposito nella giornata, o dimenticandolo, o ritrovandoti sempre in quelle difficoltà fisiche, psichiche, spirituali, della carne, dello spirito, che non ti permettono di mantenere il proposito!

La Parola Gesù che salva

La fragilità, il proposito e le opere buone: tornare a fare le opere buone, tornare di nuovo a fare rivivere la vita divina mediante la preghiera; tornare a fare il digiuno delle forze del corpo che tentano di trascinarti verso azioni che non sono buone; tornare a fare le opere buone, come ci suggerisce Gesù e la Chiesa; dobbiamo così mortificare lo spirito e la carne, in modo tale da poter tornare di nuovo ad amare Iddio ed il prossimo, osservando la Legge del Signore, la legge di Mosè. Come puoi essere cristiano se non osservi la legge di Mosè? Perché Gesù ha detto di essere venuto a perfezionare la legge di Mosè: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. Devi superare la fragilità, devi ritornare ad essere più serio nel fare il santo proposito a cambiare dal male al bene, dal mondo al Vangelo, da satana a Cristo, dal peccato alla Grazia, dalla morte alla vita. Oh, se tu riuscissi oggi a mantenere il proposito specialmente nel superamento del difetto predominante: gli sguardi avidi di vedere persone e immagini che eccitano le tue passioni, gli affetti verso persone che non ti appartengono, le parole, il nervosismo, l’invidia, la gelosia. Quante anime buone non riescono a dominare la discussione della mente che banalizza la Legge divina, le parole della bocca, i comportamenti che vengono particolarmente riflessi nel volto che si rabbuia, diventa duro, freddo, insensibile. Il volto è il segno dell’anima. Com’è il tuo volto? E’ sereno, dolce, amabile, accogliente, umile, docile? Com’è il tuo volto? Se il tuo volto è buono, anche la volontà sarà più disponibile a fare il bene, a fare il proposito e mantenerlo. Tante anime non riescono più a fare il proposito perché si sono rassegnate a non poterlo più mantenere. Togli via dalla mente questi pensieri che vengono da satana, perché questa è la via della perdizione. Quando uno è convinto di non poter più cambiare, nel “sottofondo” della propria coscienza c’è la disperazione. Non è possibile che non si resti fedeli nel poco senza poi cadere anche nei peccati mortali. Com’è possibile “essere fedeli nel poco?” Non è possibile! Certamente la pigrizia, le parole fuori posto, la discussione che respinge gli obblighi della Legge, l’incostanza, l’indecisione, i dubbi, le altalene, sembrano fragilità veniali, ma sono la predisposizione a delle cadute che sembrano imprevedibili, ma che sono conseguenziali. Ritorniamo di nuovo a recuperare la forza del nostro spirito mediante la preghiera, il digiuno delle passioni che reclamano i loro diritti, e le opere buone. Torniamo di nuovo ad aver fiducia in Dio più che in noi stessi nel far mantenere il proposito; ritorniamo a fare le opere buone che sono lo strumento con cui possiamo davvero recuperare la nostra identità.

La Parola e la croce

La fragilità ammazza la Parola di Dio; l’opera buona mediante la quale ci si conforma alla Parola di Dio la fa rivivere per dare gloria a Dio, per nutrire l’anima, e per dare testimonianza e conforto al prossimo. Come dice il Vangelo, i vignaioli bastonarono e ammazzarono i servi e poi uccisero il Figlio del Padrone. Non dovete pensare che questa parabola sia qualcosa di passato: i servi oggi sono il Papa, i Vescovi, e tutti quelli che vogliono aiutare gli altri a ritornare a Dio. Hai mai bastonato con la discussione e mormorazione i tuoi genitori, superiori, il parroco, il Vescovo, il Papa? Quando ti sei ribellato alla Parola di Dio tu hai ammazzato Cristo, il Figlio del Padrone. Non sono cose astratte, quello che dice il Vangelo è sempre attuale! Chiediamo al Signore di ringraziare Gesù il quale ha espiato tutte le nostre ribellioni a coloro ai quali dobbiamo ubbidire, e le nostre disubbidienze a Lui, non abbiamo osservato la sua Parola. E chiediamo di mantenere da oggi in poi i santi propositi facendo la volontà del Padre. Quando c’è la fragilità veniale, si riesce a fare solo un proposito debole. Vi siete accorti che la Chiesa nella liturgia della messa ci fa ripetere insistentemente “Rinnova in me uno spirito saldo”? La fragilità corrode e corrompe la volontà; è come un tarlo che consuma o indebolisce. (Don Pierino)

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