LA GUARIGIONE DELL’ANIMA

Dal Libro “Mostrami Signore la Tua Via” di padre Serafino Tognetti, tratto dal capitolo “Le cinque guarigioni della Santa Messa”


È la prima guarigione che, in ordine di tempo, avviene durante la celebrazione eucaristica, quella che Dio mi concede nell’atto penitenziale all’inizio della Messa. Il sacerdote invita i fedeli a chiedere perdono dei peccati. 


È evidente che questo atto iniziale non sostituisce la confessione: se io ho commesso un peccato grave devo andarmi a confessare, non potrò accedere alla Comunione in stato di peccato mortale; l’assoluzione sacramentale infatti rimette i peccati gravi, ed è necessaria l’azione del sacerdote, non essendo sufficiente la semplice contrizione personale. 

Ma se non ho coscienza di peccati di peccati mortali, ho comunque bisogno di perdono per i peccati veniali e altre mancanze. 

All’inizio della Messa io prendo in mano i miei limiti, mie deficienze, le mie malattie spirituali: chi non è soggetto mai a queste debolezze, a queste passioni che invadono sempre la mente? 

Anche se l’oggetto del peccato può non essere grave, anche se il consenso al male non sempre è stato pieno, anche se l’avvertenza non sempre è stata deliberata, i fomiti del peccato originale hanno portato durante la settimana disordini interiori, pensieri e atti contrari alla carità, eccetera. 

Questi peccati e imperfezioni ci sono sempre, se non altro ci sono le omissioni, la tiepidezza, mancanze di fiducia nel Signore. 


Ebbene, all’inizio della S. Messa io porto davanti al Signore questo mio bagaglio con cui faccio i conti quotidianamente e chiedo di essere perdonato di tutto. Tant’è vero questo che il sacerdote alla fine dell’atto penitenziale prega con queste parole: “Il Signore onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni le nostre colpe e ci conduca alla vita eterna.” 


Egli supplica il Padre il perdono delle colpe. Di quali colpe? Di quelle che l’assemblea ha dichiarato nel silenzio, nel momento in cui ognuno entra nel proprio cuore e si espone ai raggi divini del perdono; il sacerdote dà il perdono a tutti, una sorta di guarigione iniziale per le nostre anime, di queste malattie spirituali che sono l’oggetto principale delle attenzioni di Gesù medico e Signore. Ricordiamo infatti che il Signore è venuto nel mondo non per guarire i corpi – se no lo avrebbe fatto, per tutti e non esisterebbero più le malattie – ma per guarire l’anima. 


Conoscete l’episodio in cui gli uomini calano giù dal tetto della casa il paralitico (cfr Mc 2, 1-12) e lo portano davanti a Gesù sperando che questi, che è famoso per aver guarito tante persone nei giorni precedenti, immediatamente dica all’infermo “Grande l’atto di fede che hai fatto! Alzati in piedi, Io ti guarisco!” Gesù, invece, gli dice: “ Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati,” e basta. Poi riamane in silenzio e non gli dice altro! Mi immagino l’espressione un po’ delusa del malato e avevano fatto tanta fatica nello scoperchiare il tetto! Mi sono anche sempre chiesto quale possa essere stata la reazione del padrone di casa alla vista di questi intraprendenti che gli mandano all’aria il tetto, come se fosse una cosa da poco: non disse nulla? Lasciò fare? Io mi sarei piuttosto fatto largo in mezzo alla folla, a gomitate, urlando “fate largo, fate largo!” magari col randello. Macchè: questi vanno sul tetto e lo sfasciano (il giorno dopo il padrone di casa dovette chiamare il muratore). 

Comunque, così successe: glielo portarono lì davanti, calandolo con un’operazione complicata… immaginiamoci la scena: e se, calandolo con le corde, il malato fosse caduto in testa a nostro Signore o agli apostoli? Questo era certamente il rischio. In ogni modo: un atto davvero di grande audacia e soprattutto fiducia. Gesù semplicemente gli dice: “Ti sono rimessi i peccati.” Ecco la funzione del Cristo! Giovanni Battista l’aveva detto an tutti pochi mesi prima: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29) Questo è venuto a fare il Figlio di Dio sulla terra! 


Ma chi può rimettere i peccati se non Dio? È proprio l’obiezione che avanzarono i farisei quando quelle incredibili parole “ ti sono rimessi i peccati”. E per rispondere alle obiezioni Gesù confermò la sua potenza divina aggiungendo: “Ora vi do un segno che attesta che la mai parola opera la guarigione: alzati, va’, cammina, torna a casa!”.


La vera funzione del Signore è molto profonda, ce ne renderemo conto probabilmente solo nell’altra vita… solo allora capiremo cosa vuol dire che Gesù mi cancella i peccati. La sua azione è completa, Egli i peccati non li copre semplicemente: li CANCELLA proprio. Quando noi gli consegniamo i nostri peccati con sincerità di cuore e pentimento vero, Egli li annulla nel suo Sangue (ripeto, stiamo parlando di peccati veniali e imperfezioni). 

Ma ci vuole attenzione da parte nostra, concentrazione, raccoglimento. Ci vuole un po’ di tempo a disposizione un po’ di silenzio; bisognerebbe che il sacerdote concedesse più tempo perché io possa mettere la mia anima malata davanti al Signore e in quel silenzio possa dire: “ Signore, prima di qualsiasi altra cosa, adesso io sono quel paralitico: sono arrivato in chiesa, mi hanno calato dal tetto col lettuccio… sì, sono tutto storpio, non nel corpo, ma nella mia anima e desidero stare davanti a Te… mi metto davanti a Te con umiltà affinché Tu mi guardi e mi dica come a quell’uomo del Vangelo: “ figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati!”. Ci vuole dunque un po’ di tempo, almeno quello sufficiente perché i miei amici scoperchino il tetto e mi portino davanti al Salvatore.

Nella santa Messa secondo il rito tridentino, la cosiddetta Messa di san Pio V, questa parte penitenziale è molto lunga, e certamente aiuta di più. C’é l’aspersione di tutta l’assemblea con l’acqua santa, il sacerdote fa il giro della chiesa e mentre benedice proclama: “Aspérges me, Domine, hyssopo,et mundabor; lavabis me, et super nivem dealbabor”, che significa “Aspergimi con l’issopo e sarò mondato, lavami e sarò più bianco della neve”. Poi torna all’altare – pensate come è più lungo il rito – e recita altre preghiere: “Manifestaci Signore la tua misericordia… Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam, et salutare tuum da nobis. Ma non è finita. Subito dopo recita il Confiteor (il “Confesso a Dio a onnipotente…) due volte: una volta per sé e una volta per il popolo, tutto piegato con continui inchini. Poi sale verso l’altare pregando “Introibo ad altare dei”, “ Salirò all’altare del Signore” e una volta giuntovi, sottovoce, prega così: “ Togli a noi Signore le nostre iniquità affinché con anima pura possiamo entrare nel Santo dei Santi”, bacia l’altare, e poi finalmente di nuovo Kiyrie, eleison-Christe, eleison- Kyrie eleison (Signore pietà, Cristo pietà) ripetuto ben nove volte.


Concepita così, questo inizio della Messa ci mette di fronte alla nostra necessità di essere guariti, toccati dalla grazia di Dio e purificati da ogni nostro sporcizia interiore. Abbiamo bisogno che il Signore ci perdoni! 

La parte iniziale non è semplicemente un rito introduttivo (a volte si sente dire o si legge questo), come se andassimo all’opera lirica al teatro: si apre il sipario, c’è l’ouverture dell’orchestra… No! Tant’è che ad arrivare tardi alla Messa ti perdi questa prima guarigione: ti metti subito seduto e non entri in questo lavaggio.

 Questa guarigione è anche una liberazione da quei sensi di colpa che continuamente ci portiamo dietro. “Signore, noi siamo qui seduti, adesso siamo qui davanti a Te – seduti o in piedi o in ginocchio – ci battiamo il petto e rimettiamo a Te, mettiamo davanti a Te tutte le nostre colpe”.


È una sorta di lavaggio iniziale. Se dovete andare a una festa di laurea e poco tempo prima avete fatto un lavoro per cui siete sporchi e sudati, non vi lavate forse prima?! Non cercate di andare all’evento festoso tutti belli, ben vestiti, lavati e profumati? Ebbene, questo profumo ce lo dà proprio l’atto penitenziale. 

A questo proposito c’è una parabola nel Vangelo in cui si parla di invitati ad un banchetto (Mt 22,1-14). Tra coloro che stanno mangiando c’è uno che non ha l’abito nuziale; il padrone di casa gli si rivolge dicendo: “Amico, come hai potuto entrare senza abito nuziale?” E quello rimane lì, muto, non sa cosa rispondere… il padrone allora si rivolge ai servi e dice semplicemente: “Gettatelo fuori!” È una parola forte, però pensate che all’inizio della Messa per a preghiera del sacerdote e per le nostre giuste disposizioni l’anima riceve questa veste bianca.


Come, a volte, quando si entra nei santuari a chi non ha un abbigliamento decente viene messo addosso un panno perché sia vestito in modo corretto, analogamente immaginate che accada la stessa cosa quando entrate nella Messa: lo Spirito Santo vi dà un telo bianco per coprirvi in modo che possiate stare alla mensa con la veste adatta.

È comprensibile allora che ci voglia tutta la nostra attenzione: lì riceviamo la prima guarigione, la guarigione dell’anima; lì veramente incontriamo Gesù che ci dice: “Figliolo, ti sono rimesse le colpe!”

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